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Cenni storici della Biblioteca

L'edificio affiancato allo Stal Lonc
L'edificio affiancato allo Stal Lonc
Dal dicembre 1984, la biblioteca comunale 'Marzio Tremaglia' di Ponte San Pietro trova ubicazione nel centro del paese in un edificio di oltre 1.000 mq. Si tratta di uno dei primi esempi di recupero di archeologia industriale poiché la struttura, risalente a fine Ottocento, era originariamente adibita a magazzino ed opificio tessile. La biblioteca è dotata di un'ampia sezione ragazzi (che occupa un quarto dell'edificio) e ospita un centro informagiovani. Adiacente e collegata alla biblioteca, si trova la struttura medievale denominata 'Stal Lonc'. Pertanto, al centro del paese, tra la via Piave e la via Piazzini, si è ora creato un complesso culturale di 1700 mq, dotato di una biblioteca di oltre 1000 mq, una sala conferenze da 70 posti, una pinacoteca/sala espositiva dedicata al pittore Vanni Rossi, ampi locali per l'archivio storico comunale, l'archivio storico dell'immagine e sezioni speciali da destinare a pubblici scelti.
 
Marzio Tremaglia
Marzio Tremaglia
MARZIO TREMAGLIA (1958-2000) Nato a Bergamo l'08/05/1958, consegue la laurea in giurisprudenza all'Università Cattolica del sacro Cuore di Milano. Si dedica all'attività politica a partire dal 1977. Eletto Assessore alla Cultura della Giunta del Consiglio regionale della Lombardia nel 1995 è rieletto con largo suffragio di voti nel 2000. Diventa presidente della Commissione Cultura della Comunità di Lavoro Internazionale, e componente del Comitato di Presidenza del Consiglio Nazionale dei Beni Culturali, nonché, in rappresentanza delle Regioni Italiane, componente del Consiglio Nazionale dello Spettacolo. Nei cinque anni di guida dell'Assessorato, la Regione Lombardia ha visto il fiorire di innovazioni, iniziative e progetti che hanno contribuito alla crescita di tutto il sistema a supporto della diffusione della cultura. La Sua attività si è contraddistinta per la particolare dedizione all'arte, promuovendo numerose ed importanti mostre che hanno riscosso successi di critica e di pubblico, per il sostegno al teatro di prosa, al teatro_ragazzi, alla lirica ed alla musica. Ha coltivato la curiosità verso le nuove culture, il cinema, i fumetti, la multimedialità, Internet, ed ha operato per la riscoperta dell'antica cultura popolare e tradizionale, i riti ed i luoghi della memoria, le feste e gli antichi mestieri. Marzio Tremaglia ha molto amato la Sua Bergamo, contribuendo alla realizzazione delle grandi mostre del Lotto e del Caravaggio, alle innumerevoli iniziative in città e provincia, e all'orientamento di contributi regionali e statali per la realizzazione del nuovo Ospedale. Con particolare impegno, si è prodigato per la creazione di strumenti culturali integrati e la ristrutturazione del sistema bibliotecario regionale, puntando sulle potenzialità delle biblioteche lombarde nella promozione delle reti civiche, nel rafforzamento dei rapporti funzionali tra biblioteche, archivi e musei. In questo quadro, Ponte San Pietro ha potuto beneficiare del sostegno finanziario della regione per la costruzione di una biblioteca degna delle sue nobili tradizioni. Ci lascia il 22 aprile 2000.
 
Autoritratto
Autoritratto
VANNI ROSSI, Pittore (1894-1973) E' stata aperta al pubblico e intitolata al pittore concittadino Vanni Rossi la grande sala affrescata del complesso dello Stal Lonc, nella quale hanno trovato finalmente una adeguata collocazione i quadri che la famiglia del pittore ha da tempo donato alla comunità di Ponte San Pietro. Giovanni Angelo Rossi, Vanni nella vita e nell'arte, è certamente l'artista più noto e più illustre a cui Ponte San Pietro abbia dato i natali. Nato il 6 novembre 1894 da Gerolamo e da Maria Maffeis, fin da bambino manifestò una straordinaria attitudine per la pittura che la famiglia seguiva con affetto e stupore. La salute delicata ritardò il suo ingresso a scuola. Egli cosi riassumeva la sua storia scolastica: 'Arrivai in prima elementare già vecchio; frequentai fino alla quarta... poi il Sindaco mi scopri e mi portò all'Accademia...'. Sindaco di Ponte San Pietro era il Conte Pietro Moroni; passando un giorno davanti al cortile in cui abitava la famiglia Rossi, egli sorprese Vanni intento nella sua attività preferita: affrescare i muri con immagini sacre ed estatiche Madonne. Grazie all'intuizione e all'aiuto concreto del Conte Moroni, Giovanni Angelo diventò uno dei migliori allievi dell'Accademia Carrara della quale frequentò i corsi per sette anni, avendo come maestro il pittore Ponziano Loverini. Erano tempi duri: Vanni percorreva a piedi, ogni mattina, i sette chilometri che separano Ponte San Pietro da Bergamo; lo faceva però volentieri, specialmente in primavera quando, seguendo il suo percorso preferito, saliva da Longuelo a Borgo Canale, quindi scendeva, attraversava la Noca e arrivava all'Accademia. Al termine del corso ottenne una borsa di studio per un perfezionamento presso l'Accademia d'Arte Inglese a Roma. Era però l'anno 1914. Vanni, come tanti, tutti i giovani della sua generazione, fu chiamato alle armi e visse la drammatica esperienza della lunga guerra di trincea, sul Carso. Al termine del conflitto poté riprendere i corsi di perfezionamento a Roma e partecipare alle mostre. Nel 1920 fu chiamato da Monsignor Polvara a Milano, a collaborare quale insegnante di pittura alla Scuola Superiore di Arte Cristiana. La scuola era stata fondata dallo stesso Monsignor Polvara e da Monsignor Adriano Bernareggi (che sarà poi chiamato a reggere la Diocesi di Bergamo); era stata intitolata al Beato Angelico dal Cardinale Achille Ratti, il futuro Papa Pio XI. Vanni vi insegnerà per quattro anni. Nel 1920 il Pittore venne chiamato a partecipare alla prima Quadriennale d'Arte di Roma e alla Biennale di Venezia, dove tornerà più volte. Negli anni successivi partecipò alle più importanti esposizioni di arte sacra: a Milano, a Budapest, a Parigi, a Madrid... Con le partecipazioni vennero i consensi, i riconoscimenti, i premi. Nel 1927 allestì a Milano, in via Brera, la prima mostra personale alla quale seguì una mostra a Bergamo. Benché ormai affermato. Vanni continuò a lavorare con modestia e tenacia. Egli, che da bambino affrescava i muri del cortile di casa servendosi dei colori che gli imbianchini gli regalavano, prediligeva la pittura ad affresco a carattere sacro, a cui si dedicava con passione; 'Sarai un pittore di Madonne', prediceva la mamma. Incominciò proprio dalla sua terra, affrescando le cappellette che portano al Santuario dello Zuccarello, a Nembro; lavorò quindi in molte chiese della Lombardia: a Rovello Porro, a Dalmine, a Seregno; e ancora: a Timau, in Carnia, a Caporetto. La Seconda Guerra Mondiale e i bombardamenti che infierirono su Milano e distrussero il suo studio lo costrinsero a cercare rifugio a Sotto il Monte, dove visse le ansie per la prigionia del primo figlio, la gioia del suo ritorno, il dolore lacerante per la morte del figlio più giovane. A Sotto il Monte lavorò ai quattro affreschi della Chiesetta di Brusicco e conobbe il Cardinale Roncalli che apprezzò e amò la sua arte. Terminata la guerra e ritornato a Milano, il Pittore riprese il suo lavoro, in particolare quello di affresco, impegnandosi in opere grandiose quali il Giudizio Universale della Chiesa di Porto d'Adda e il ciclo di affreschi della Chiesa dei S.S. Nereo ed Achilleo, a Milano. Scrisse di lui Aldo Carpi, maestro di pittura ed amico: 'Quando è sulle alte impalcature. Vanni non conosce fatica né tempo; per amore dell'arte e della pittura non dà peso alle contrarietà del suo vivere...' E ancora, egli spiega: 'La tecnica necessaria al lavoro sul muro obbliga ad una parsimonia del colore... e questa parsimonia è entrata quale necessità nel suo spirito di pittore... egli non adopera mai più di quattro colori per dare forma alle figure che fa vivere sulle vaste malte delle pareti delle chiese'. E non più di quattro colori adopera il Pittore anche quando dipinge ad olio realizzando opere lontane dalla fragorosa pittura contemporanea, nelle quali 'la luce si scompone per ricomporsi nell'aureola di Dio', scrive Leonardo Borgese. Il grande lavoro tra muro e cavalletto non bastò a Vanni Rossi. Operoso e infaticabile, per circa quaranta anni lavorò alle tavole della Bibbia, una ispirazione che gli era venuta nelle lunghe veglie sul Carso. I bombardamenti della Seconda Guerra distrussero gran parte delle tavole in bianco e nero a cui l'Artista aveva lavorato per venti anni. Egli le rifece a tempera, a una a una, rinnovando le composizioni con grande volontà e con grande fede. Diceva agli amici: 'E' il mio rifugio segreto, il mio lusso'. Dicevano gli amici artisti: 'Non conosce Vanni chi non conosce la sua Bibbia'. La Bibbia, appunto: 125 tavole che sono, oltre che un'opera d'arte, la storia di una vita spirituale, il racconto di una vita di artista. Al suo paese natale Vanni Rossi rimase sempre fortemente legato. Non lavorò alla Nuova Chiesa Parrocchiale, benché invitato ad affrescare l'abside. La sua visione di artista non condivideva la decisione di affidare la decorazione pittorica della grande navata a quattro artisti diversi. Il Pittore ha però dipinto nel 1949 la Crocifissione della Cappella Maggiore del Cimitero e nel 1954 la Cappella della sua famiglia con i dolci Angeli coristi che sfiorano un prato di teneri fiori e volgono le spalle al paesaggio familiare delle Prealpi Bergamasche. Egli desiderava terminare i suoi giorni a Ponte San Pietro, in una piccola casa che avesse una spaziosa sala di esposizione in cui raccogliere le opere, più amate. Il desiderio, non si realizzò. Dopo la morte dell'Artista (1973), seguendo il suo volere, la famiglia ha donato ai Concittadini quelle venti opere pittoriche che ora possono essere ammirate nella grande sala 'picta' dello 'Stal Lonc', dove dovranno essere collocate le 125 tavole della Bibbia, ulteriore prezioso dono della famiglia Rossi. I concittadini potranno allora comprendere meglio il lavoro e l'arte del loro Pittore, un lavoro che ha prodotto opere grandiose ed opere minuscole nell'arco di una lunga vita, senza interrompersi neppure negli ultimi tempi, quando Vanni attendeva a rifinire, ritoccare, perfezionare. Le opere di Vanni Rossi sono esposte nei più importanti musei di Arte Sacra: a Milano, alla Galleria di Villa Clerici, un museo voluto nel 1955 dal Cardinale Montini, il futuro Papa Paolo VI; a Roma, nella Galleria di Arte Sacra in Vaticano; in molti altri musei ed in importanti collezioni private.