Dopo Richard Yates, Donald Barthelme, James Purdy e altri piccoli capolavori, la collana Classics di Minimum Fax cala un altro sasso, ripubblicando l'opera omnia di un maestro della letteratura americana: Bernard Malamud. Corredando di eccellenti introduzioni - imperdibile quella di Philip Roth a Il migliore - e di una veste grafica ad hoc, con copertine facili da riconoscere, sebbene un pochino meste. Ma per chi compra conta la familiarita' piu' dell'azzardo, un abito che sia una divisa, una garanzia di appartenenza. E' uscito in questi giorni Le vite di Dubin, romanzo che Malamud riteneva il piu' riuscito fra i suoi. Lo individuiamo al volo e lo compriamo, cosi' come abbiamo comprato i precedenti. La gioia della serialita'! E' cosi' riposante non dover scegliere ogni volta. Poco importa che, anche nella bibliografia degli immensi, non tutti i libri siano capolavori. Non sono solo le eccellenze a insegnare, anzi. A volte anche i fallimenti, specie i fallimenti degli altri, indicano la strada con piu' esattezza. O seducono, come ogni imperfezione. E le case editrici fanno un lavoro santo quando si accollano il bellissimo ma anche il cosi' cosi', pur sapendo che faticheranno a sbolognarlo. E' una specie di manutenzione dell'autore che permette a noi lettori di intonarci piano piano a uno stile, comprenderlo piu' profondamente. Ma soprattutto di disintossicarci dalla terribile malattia dell'evento. Abbandonando l'idea che un libro sia una epifania irripetibile, un'esplosione di senso intorno alla quale rimangono solo macerie.
Un libro, mi pare, e' piuttosto un epifenomeno, una manifestazione secondaria di una carriera dell'intelligenza e dell'immaginazione, riconoscibile solo con un po' di pazienza. A cosa serve aver letto Il giovane Holden se non si ha sentore delle avventure della famiglia Glass, indimenticabile protagonista di tutto il resto della produzione di Salinger? Aver cura di un autore, aver cura di qualsiasi cosa, e' il compito piu' difficile del mondo. Non e' da tutti. Occorre, per esempio, non dover vincere ogni volta, come sono costrette a fare le grandi case editrici. Se invece puoi accontentarti di mille o duemila copie, puoi rischiare di piu', azzardare autori raffinati, o controversi, comunque non ecumenici. Come Edmund White, del quale la casa editrice Playground pubblica adesso, dopo My Lives e Hotel de Dream, una raccolta di racconti, Caos. White, docente all'Universita' di Princeton, considerato autore di culto in Francia e negli Stati Uniti, era gia' arrivato in Italia. [...]
(da Elena Stancanelli, Gli editori dei miracoli: cosi' i piccoli salvano i grandi autori, La Repubblica, 21 dicembre 2009)